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Pagani/Agro nocerino, pizzo e spaccio con il clan: chiesti quasi 9 secoli di carcere per 72 imputati Provincia Provincia e Regione zonarcs 

Pagani/Agro nocerino, pizzo e spaccio con il clan: chiesti quasi 9 secoli di carcere per 72 imputati



  Circa 9 secoli di reclusione chiesti  nel processo con rito abbreviato dal pm della Dda di Salerno Elena Guarino per 72 esponenti del clan Fezza/De Vivo di Pagani con ramificazioni nell’Agro nocerino Sarnese fino ad arrivare nei Vesuviani. Estorsioni, spaccio e riciclaggio tra i reati contestati e aggravati dal metodo mafioso al gruppo- secondo l’accusa- capeggiato dalle donne dei boss (in carcere) della consorteria del centro storico paganese.  Pene che vanno dai 20 a 1 anno. Da aggiungere 5 patteggiamenti (da ratificare) e un processo con rito ordinario per 16 imputati con decreto che sarà disposto nelle prossime udienze dal gup Brigida Cavasino del Tribunale di Salerno. Determinanti per la pubblica accusa anche le dichiarazioni attraverso 11 verbali del collaboratore di giustizia Vincenzo Petranovic (figlio di Tommaso Fezza ‘o furmaggiar capo cosca che sta scontando l’ergastolo), catturato a Milano qualche mese dopo essere sfuggito al blitz di settembre 2025. Per lui, proprio in virtù del suo status di pentito, la procura ha chiesto 4 anni e 2 mesi di reclusione. Istanza di 20 anni di reclusione per quelli ritenuti al vertice.  Le indagini avevano preso le mosse dal filone madre (del dicembre 2022) quando la cosca anzichè essere decapitata si era rinforzata- soprattutto con la latitanza di Vincenzo Confessore- grazie l’innesto negli affari illeciti delle donne e dei minorenni che avevano preso il posto di chi era finito in cella. Nel processo ordinario (in cui sono imputate 16 persone) c’è  anche la vicenda delle autorità francesi che avevano bucato il sistema criptato di chat usato dal clan  smistando agli inquirenti salernitani il loro sapere sulle attività di importazione droga. Sotto l’egemonia della cosca non c’erano solo Pagani, Sarno, Sant’Egidio del Monte Albino, Angri e altre zone dell’Agro nocerino: la consorteria tramite Vincenzo Petranocic  era arrivata a Sant’Antonio Abate e a Santa Maria La Carità a dettare legge e imporre lo spaccio di droga con metodi sperimentati altrove.  E chi osava ribellarsi, come capitò ad Angri in casa di uno spacciatore poi deceduto tragicamente, era oggetto di violente aggressioni. Le donne e i giovanissimi al centro della inchiesta, le prime avrebbero preso il posto dei compagni arrestati impartendo ordini sul da farsi dopo colloqui in carcere dove erano detenuti i conviventi mentre i minorenni erano dediti allo spaccio e alle estorsioni. Due hanno già incassato la condanna a capo del rito abbreviato.

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